Domenica l'ingresso di Sigismondi a Orvieto-Todi. Il vescovo a Rgu: "Il Papa non trascurerà Foligno"

L'ultima Santa Messa Crismale a Foligno di Mons. Gualtiero Sigismondi (foto Vissani)

L’annuncio era stato fatto il 7 marzo scorso. Era un sabato mattina, il lockdown non aveva ancora fatto irruzione nella quotidianità dei folignati, ma a scuotere gli animi quel fine settimana era stata la notizia del prossimo trasferimento del vescovo di Foligno, monsignor Gualtiero Sigismondi, alla Diocesi di Orvieto-Todi. Dopo aver appreso la decisione di Papa Francesco, monsignor Sigismondi aveva quindi convocato i suoi collaboratori per comunicare loro quanto sarebbe avvenuto di lì a poco. Poi l’emergenza Covid-19, scattata poche ore dopo, ne ha rallentato i tempi, ma ora quel momento è arrivato. Domenica 28 giugno, monsignor Sigismondi si insedierà nella sua nuova Diocesi, quella di Orvieto-Todi appunto, ma prima di farlo ha voluto parlare per un’ultima volta alla città attraverso i nostri microfoni. Microfoni che lui stesso aveva deciso di riaccendere ormai undici anni fa, quando Radio Gente Umbra aveva avviato quel percorso di rinascita e crescita che l’ha portata ad essere quello che è oggi.

Siamo nei giorni di vigilia dell’insediamento del vescovo, monsignor Gualtiero Sigismondi, nella nuova Diocesi di Orvieto-Todi. Non prima però di un suo passaggio nella nostra radio per un ultimo saluto attraverso le nostre frequenze.

Grazie direttore, ho pensato di servirmi della radio per impartire l’abbraccio della mia benedizione a tutta la Diocesi. È questa la ragione per cui sono qui. Ma, ancor prima, c’è il desiderio di esprimere a te, direttore, e a tutto lo staff un’immensa gratitudine per quello che state facendo, avete fatto e farete. Posso dire che la radio è cresciuta come un granello di senape e adesso è diventata un albero capace di portare molto frutto. Voi avete alcuni ripetitori sul monte Peglia, dal quale immagino che si veda anche Foligno, e sono contento che strumenti importanti per amplificare la vostra voce abbiano le loro basi nella mia futura Diocesi. 

Forse è stato un segno che i nostri ripetitori oltre a coprire la parte del Folignate, coprano anche quella del Tuderte…

Non escludo nulla, perché quando si vedono i frutti non si deve mai pensare ai confini. Anche perché l’etere non ha confini. I suoi confini hanno le stesse proporzioni e dimensioni dello spazio. 

Un’immensa gratitudine è quella che noi manifestiamo a lei, eccellenza, perchè se tutto questo ha avuto un senso in questi anni è stato grazie alla sua intuizione che ormai, undici anni fa, ha permesso di rilanciare Radio Gente Umbra, che è tornata ad essere un punto di riferimento per la città. 

Tutto è iniziato durante un incontro con Alberto Scattolini a tavola con don Luigi Moscatelli. Ma le cose grandi hanno bisogno di coraggio, di grandi intuizioni, di piccoli passi, di saper osare, di saper immaginare. Ho potuto confidare su competenze importantissime. Certi strumenti non si governano con il buonsenso o navigando a vista. Ripeto sempre, anche per la pastorale, la frase ‘grandi orizzonti e piccoli passi’. L’aver intuito un grande orizzonte, l’aver capito che questo strumento è un tesoro in dotazione alla nostra Diocesi che non poteva rimanere dentro uno scrigno. Perché una radio non può stare dentro uno scrigno, ma doveva essere messa a disposizione della città. Questo l’avete fatto e di questo sono orgoglioso. 

Pochi mesi fa aveva detto che ancora non vedeva i campi che biondeggiavano, ma solo il mandorlo in fiore. Voltandosi, adesso, cosa vede a Foligno?

Vedo che chi arriverà dovrà mietere tante cose belle che il Signore ha fatto crescere attraverso tante competenze. Il vescovo di una Diocesi è il direttore d’orchestra, ma a che serve un direttore se non ci sono gli strumenti d’orchestra? E gli strumenti sono tanti: c’è un laicato bellissimo, un presbiterio piccolo ma articolato e compatto nel suo insieme. E queste sono cose molto belle. Oggi vedo non solo il mandorlo in fiore, ma anche i campi che biondeggiano, sì. Del resto anche io, che mi appresto ad arrivare ad Orvieto-Todi, non dovrò ne arare, nè estirpare e nemmeno seminare, ma semplicemente raccogliere quello che altri hanno fatto prima di me, quello che il Signore ha fatto crescere. Questo è l’atteggiamento con cui ci si deve porre. E in uno spazio abbastanza limitato com’è la Diocesi di Foligno sono molti i campi che biondeggiano. 

Noi sappiamo che la Diocesi di Orvieto-Todi ha un nuovo vescovo, ma in quella di Foligno cosa accadrà invece?

Siamo fiduciosi perché siamo nelle mani del successore di Pietro, il Papa. E il Papa, così come avvenuto per altre Diocesi, non trascurerà quella di Foligno. Questo è il messaggio che voglio lasciare: la fedeltà al successore di Pietro per quanto disporrà. Per noi è motivo di serena fiducia e di incoraggiamento. Papa Francesco, offrirà a Foligno la soluzione che il suo cuore di pastore della Chiesa universale individuerà. 

E proprio Papa Francesco nel pieno dell’emergenza Covid-19 - era il 27 marzo - aveva lanciato al mondo delle parole bellissime. Ecco, a distanza di qualche mese siamo ancora in piena emergenza, ma sembra che la curva del contagio stia scemando e che la situazione stia migliorando. Lei ha visto un cambiamento nelle persone e nel mondo?

Credo che le persone si siano interrogate sulla necessità di un cambiamento. In queste prime settimane di libera uscita ho avuto l’impressione che molti abbiamo riguadagnato la normalità, dimenticando che invece il Coronavirus ha chiamato tutti ad una conversione anche degli stili di vita, perché non possiamo farci illusioni. Probabilmente anche questo virus è l’effetto dello stravolgimento dell’ambiente. Certamente è una lezione che non può passare inosservata e credo che se avremo la capacità di farci ammaestrare da questa lezione potremo vedere cose belle e cose grandi da tutti i punti di vista. Adesso il settore più delicato è quello dell’economia, che manifesta tutta la debolezza della situazione che abbiamo attraversato. Probabilmente la nostra Italia, ma anche tutta l’Europa e il mondo intero, deve rivivere una stagione di grande coesione nazionale o internazionale perché soltanto dove c’è la concordia si è capaci di applicare anche nella vita civile e sociale il criterio “grandi orizzonti, piccoli passi”. Perché il bene comune sia l’unica ricerca della cosa più necessaria, di cui tutti abbiamo bisogno. 

Emergenza sanitaria che si è trasformata anche in emergenza economica e sociale. Lei è stato in Caritas a salutare tutti gli operatori, quanto è importante anche il ruolo delle Caritas?

Non a caso ho associato il saluto alla Caritas a quello di Radio Gente Umbra, anche perchè la stessa Caritas è un organismo così ben oleato capace di dare alla carità la fantasia dell’inventiva, dell’immaginare. E oggi bisogna immaginare per poter osare. Questa è una stagione in cui non possiamo pensare di tornare alla normalità. Dobbiamo immaginare di aprire strade nuove. E dove passa la carità non si aprono strade nuove, ma addirittura si tracciano percorsi di autostrade. 

Nella penultima intervista che abbiamo fatto, durante il periodo pasquale, le avevo chiesto un ricordo tra i più belli della sua esperienza da vescovo di Foligno. C’è ancora qualcos’altro?

Sì, c’è un fatto che credo che possa riassumere tutti i sentimenti che attraversano il mio cuore in questo periodo, perchè l’ho detto e lo voglio ripetere attraverso questo microfono: io non lascio una scrivania o una cattedra, ma lascio un popolo. Una persona anziana mi si è avvicinata per esprimermi la sua gratitudine ma non è riuscita a farlo, è scoppiata a piangere e poi quando è riuscita a dire qualcosa, ha detto: “Ho solo le lacrime per esprimerle la mia profonda gratitudine”. Non nascondo che anche io ne ho versate, non certo per quello che l’obbedienza chiede ma per quanto la gratitudine esige. La gratitudine a questa città che ho amato e che mi ha fatto crescere. Lo dicevo salutando la Diocesi nella Messa crismale… io non so se voi siete cresciuti, ma io vi confido che mi avete fatto crescere. 

A proposito di crescita, negli scorsi mesi le Diocesi umbre si sono ritrovate proprio a Foligno ed è di qualche settimana fa il documento che ha riassunto quella tre giorni. Cosa dobbiamo aspettarci…

Che le Diocesi non possono essere dei castelli con le mura e i portoni blindati. Devono essere città aperte e quell’esperienza ecclesiale voleva ravvivare in tutte le Diocesi la consapevolezza che la Chiesa non ha confini da difendere o territori da occupare, ma una maternità da allargare. Questo è il grande orizzonte in cui tutte le Diocesi sono chiamate a muoversi e la nostra Diocesi di Foligno è in grado di farlo con entusiasmo sincero e con cuore libero e ardente. 

La voglio lasciare con una considerazione, con una delle frasi più belle che le ho sentito pronunciare in quest’ultimo periodo, e cioè “la fedeltà è il sigillo dell’amore”. Credo che il rapporto tra Gualtiero Sigismondi e la città di Foligno sia rappresentato da questa frase. 

Sì, è vero. Nell’amore, fino a quando non si raggiunge l’apice della fedeltà, non c’è amore ma c’è una semplice coincidenza di interessi egoistici. Quando uno ama un’altra persona, quando - nel mio caso - si ama una Diocesi bisogna dire ‘per sempre, fino alla fine’ e posso confidare di essere venuto a Foligno con la consapevolezza di starci fino alla fine. Così come vado ad Orvieto-Todi con la stessa consapevolezza. E vorrei proprio chiudere con una frase sintetica, di quelle che possono riassumere anche il cammino di una vita e che mi ha aiutato a chiudere la messa crismale. Non nascondo che il Coronavirus mi ha offerto il modo di uscire in punta di piedi come avrei desiderato e mi consente anche di entrare ad Orvieto-Todi con lo stesso stile. “Solo il fiat basta, solo il magnificat resta”. Non ho altro da aggiungere. 

Grazie Eccellenza.

Grazie a te, carissimo Fabio, e un abbraccio benedicente a tutto il tuo staff e a tutta la Diocesi che, attraverso questa voce, vorrei come accarezzare con lo sguardo del Signore.

Fabio Luccioli

di Fabio Luccioli

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