Foligno, protestano i lavoratori dell'ospedale: "L'Usl dia risposte certe"

A guidare il sit-in fuori dal San Giovanni Battista le sigle sindacali di FpCgil, FpCisl e UilFpl. Le priorità: organizzazione del presidio, vaccinazioni e carenza di personale

La protesta davanti all'ospedale di Foligno

Si sono ritrovati davanti all’ospedale di Foligno, terza struttura dell’Umbria, per far sentire la loro voce, per chiedere risposte certe e in tempi rapidi all’Usl Umbria 2 del direttore generale Massimo De Fino. Sono i lavoratori del comparto sanitario e sociosanitario ma anche ausiliario che, venerdì 26 febbraio, hanno aderito alla protesta indetta da Cgil, Cisl e Uil. Diverse le problematiche denunciate: dalla scarsa organizzazione e gestione del presidio nell’anno della pandemia all’esclusione dalla campagna vaccinale di quei lavoratori che operano all’interno dell’ospedale ma che sono dipendenti di ditte esterne, come - ad esempio - quelle che si occupano dei servizi di pulizia e fino ad arrivare alla questione principe, ossia la carenza di medici ed infermieri.

Questioni che sono state ribadite da Tiziana Cazzaniga della FpCgil, da Andrea Russo della UilFpl e da Michele Belladonna della FpCisl, intervenuto ai microfoni di Radio Gente Umbra. “L’ospedale di Foligno è al collasso - ha spiegato a nome delle tre sigle sindacali - mentre avrebbe dovuto essere potenziato, soprattutto dopo la trasformazione del San Matteo degli Infermi in ospedale Covid, mettendolo quindi in condizione di dare risposte ai cittadini per tutte quelle patologie che esulano dal Coronavirus”.

Millecinquecento le figure richieste nell’accordo firmato con la Regione per far fronte alle esigenze di tutti gli ospedali umbri. Piano che, però - secondo quanto denunciato dai sindacati -, non è ancora partito. “Anzi - ha proseguito Belladonna - stiamo continuando a perdere professionalità e professionisti. È il caso, ad esempio, della Scuola di specializzazione in anestesia e rianimazione, che aveva formato nove unità e che abbiamo perso perché sono andate altrove, perché l’Umbria non è più appetibile”. Stesso rischio che, fanno sapere i sindacati, si sta correndo anche sul fronte infermieristico. “Molti giovani vanno in altre regioni perché chiamati a tempo indeterminato, mentre l’Umbria, in questo momento, non dà prospettive”. Insomma, una questione di “equità di trattamento”, come dichiarato da Andrea Russo della UilFpl.

L’imperativo, dunque, è quello del cambio di rotta. Un cambio di rotta ribadito anche dai lavoratori, sempre più stanchi e provati dalle difficoltà connesse alla pandemia. Intanto, per il pomeriggio di venerdì 26 gennaio è fissato un incontro tra Regione e sindacati per discutere delle risorse aggiuntive che verranno destinate al personale sanitario. Mentre sindacati e lavoratori sono pronti ad andare avanti con i sit-in di protesta per evidenziare criticità e problemi. Come quelli vissuti a Foligno, dove - come sottolineato da Michele Belladonna - “le carenze si trascinano da diverso tempo”. “Per noi è inconcepibile - ha concluso l’esponente FpCisl - una situazione del genere nel terzo presidio dell’Umbria. È un fiore all’occhiello e perché rimanga tale ha bisogno di un impegno importante”. “Le risorse ci sono - ha sottolineato nel corso della manifestazione Tiziana Cazzaniga della FpCgil -, spendiamole”.

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di Maria Tripepi

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