Spoleto, nuova vita per l’asilo nido “Il bruco” di San Giacomo

La struttura è stata sottoposta a tutta una serie di interventi di ristrutturazione che hanno visto collaborare l’amministrazione comunale e la cooperativa “Il Cerchio”

L'inaugurazione dei nuovi spazi dell'asilo nido "Il Bruco" di Spoleto

Alcuni locali sono stati restaurati e altri sono stati realizzati ex novo. E tutti sono stati corredati di nuovi arredi a portata di bambino. E oggi, quella struttura dedicata ai più piccoli e che sembrava destinata a chiudere i battenti è risorta a nuova vita per effetto del connubio tra pubblico e privato che ha messo insieme il Comune di Spoleto e “Il Cerchio”, la cooperativa che si è presa in carico il recupero dell’asilo nido di San Giacomo grazie a un progetto di finanza. Un episodio su cui non si sono lesinate polemiche nel corso di questi ultimi mesi, ma su cui sia l’ente comunale che la cooperativa hanno voluto fare chiarezza in occasione dell’inaugurazione di sabato scorso. Sì, perché se è vero che la gestione sarà a carico di un’azienda privata - la cooperativa "Il Cerchio" appunto - l’ultima parola su chi acquisirà il diritto ad accedervi piuttosto che stabilire le tariffe del servizio, spetterà comunque al Comune di Spoleto, e quindi al pubblico. Ed è stato proprio questo, in primis, che hanno voluto spiegare sia la presidente della cooperativa, Serenella Banconi, che la vice sindaco, Maria Elena Bececco, nel giorno in cui l’asilo nido “Il Bruco” ha inaugurato i suoi nuovi spazi dedicati ai 22 bambini, tra cui sei piccolissimi, che lì potranno essere accolti dalle quattro educatrici. “E’ stata una collaborazione positiva e costruttiva – ha detto la vice sindaco Bececco – e al di là delle polemiche, ha dato frutti positivi. Ora questa struttura rappresenta un punto di riferimento per tutta la cittadinanza, perché è proprio da qui che i bambini iniziano a vivere e a diventare i futuri cittadini della nostra città”. Polemiche a parte, stigmatizzate anche dalla presidente de Il Cerchio, Serenella Banconi, un fatto è certo, ed è che “questo progetto, che ho presentato in Regione, è stato una sorta di stimolo anche per altri Comuni – sono state le parole di Maria Paola Fedeli, coordinatrice pedagogica di rete – che si sono detti interessati ad adottare anche per i plessi delle loro città questa formula di collaborazione tra pubblico e privato”. E anche i bambini hanno gradito, non c’è dubbio. Subito dopo il taglio del nastro, sono entrati in quelle stanze e hanno subito preso “possesso” dei giochi e della mobilia che fanno di quella struttura una casa a portata di bambino e bambina. C’è un angolo cottura, con tanto di stoviglie, c’è una camera da letto con tanti piccoli lettini, un salottino e locali interamente dedicate ai giochi. Senza contare poi, che c’è pure un ampio e attrezzato giardino esterno.

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di Rosella Solfaroli

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